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Scritto da Administrator
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lunedì 04 febbraio 2008 |
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L’origine dell’antico borgo di Cicciano, insieme ai sobborghi di Cutignano e Curano, è collocabile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., durante la fase di massiccia romanizzazione dell’agro nolano. Della fase romana restano due statue funerarie e dei reperti rinvenuti in una necropoli scoperta all’incrocio tra le vie B. De Stefano e Corpo di Cristo.
Con il medioevo la vecchia comunità ciccianese si trasforma anche nell’ impianto urbanistico, che assume uno schema radiocentrico: un nodo centrale, il Castro (casa-fortezza, residenza del Commendatore), da cui si dipartono, a raggiera, le principali vie di comunicazioni, collegate tra loro da vicoli dall’antico tracciato ortogonale, e su cui si affacciano case aggregate intorno a corti interne (in foto ingresso casa-fortezza, Archivio Pro-loco Cicciano). Il Castello divenne residenza dei Cavalieri di Malta. Da semplice “domus” del secolo XIII, l’insediamento di Cicciano diventa prima “commenda” e poi “commenda magistrale”. Nel secolo XIV, vi soggiornò Riccardo Caracciolo, l’unico anti Gran Maestro che l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme abbia mai avuto nella sua plurisecolare storia, in contrapposizione ufficiale con l’allora Gran Maestro Juan Fernàndez de Herédia. La modesta “domus”, fu trasformata in fortilizio, circondato da mura e fossato, in cui fu edificata la Chiesa di San Pietro (particolare della navata, Archivio De Orsi 2004) che conserva numerosi stemmi marmorei dei Commendatori (in basso foto dell'Arme del Commendatore Giovanni Giorgio Ve rcelli del 1573, Archivio Pro-loco Cicciano) e una tavola raffigurante l’Annunciazione datata 1594 e firmata da Antonio Ardito. Il borgo di Cicciano si trasforma in un palcoscenico naturale di feste ed eventi storici che si tengono da gennaio a settembre di ogni anno. Durante la festa di Sant’Antonio Abate, i vicoli ed i cortili si animano con falò, intorno ai quali si consumano succulenti gastronomie: carne di maiale, salsicce, patate cotte sotto la cenere, dolci vari, il tutto bagnato con gran quantità di vino. L’accensione del falò ha il significato di purificazione, poiché brucia il male e allontana le malattie. Il 17 gennaio l’intera popolazione omaggia il santo, compiendo tre giri intorno alla chiesa, a lui intitolata, e recitando preghiere. Tale usanza un tempo era praticata da tutti coloro che possedevano animali domestici per uso agricolo (buoi, mucche, cavalli, asini) e che rientravano poi nella stalla, dopo la benedizione, con l’immancabile immagine votiva. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 06 agosto 2008 )
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Scritto da Antonella
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mercoledì 06 febbraio 2008 |
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La cultura di un territorio è determinata dalla sua storia e dalla collocazione geografica. Così, l’eccellenza della terra nolana è conservata nelle tracce del suo glorioso e antico “vissuto”: le vestigia degli insediamenti paleolitici e paleocristiani, della civiltà romana; le numerose fabbriche religiose; le ville patrizie e i palazzi gentilizi. La patria di San Paolino Vescovo, dello scultore Giovanni Merliano, dell’umanista Ambrogio Leone, del filosofo Giordano Bruno, dell’architetto militare Carlo Theti, custodisce i frutti del genio e dell’ingegno dei propri figli, che hanno dato lustro alla cultura dell’intera nazione. Nell’area nolana ci sono pregevoli esempi di arte rinascimentale, dai dipinti di C ristoforo Scacco da Verona (in foto: particolare dell'Annunciazione, del Museo Diocesano, Archivio Meridies-Curia Vescovile di Nola) alle tavole di Andrea Sabatini. Il tardo barocco è presente con le notevoli figure di Ludovico Mazzanti e Domenico Antonio Vaccaro, allievo di Francesco Solimena (in foto: tela di San Vito in Santa Maria delle Grazie a Marigliano, Archivio Enzo Beneduce). Artista di talento del rococò napoletano fu Ang elo Mozzillo, tardo erede del più famoso barocco di Solimena e Giordano, con uno stile in cui i componenti principali sono la drammaticità ed il pathos. La presenza di virtuosi compositori come Giovanni Da Nola, Antonio Nola, Sant’Alfonso de’ Liguori, che proprio a Nola ideò il testo e la musica del canto di Natale "Tu scendi dalle stelle", sono l’ennesima chiave di interpretazione dell’identità culturale di un territorio che, sebbene non figuri nei grandi circuiti di massa, emana una particolare atmosfera che lascia un ricordo e un’emozione permanente. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 26 agosto 2009 )
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Scritto da Antonella
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mercoledì 06 febbraio 2008 |
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Stretta tra l’Appennino e il Vesuvio, l’area nolana è un mosaico di modesti rilievi di fondovalle e piccoli dossi boscosi, con paesaggi suggestivi e vette che superano di poco i 1000 metri d’altitudine: una natura intatta fatta di alberi secolari, grotte profonde, campi aperti e pareti rocciose. Chi visita il territorio può godere dello splendido scenario naturale del complesso montuoso del Partenio. La copertura arborea è tipica della fascia appenninica, i boschi sono formati da latifoglie con esemplari di querce, castagni e faggi, sostituiti, alle quote più basse, dal leccio frammisto a specie, quali il castagno ed il nocciolo. Alla stessa altitudine, sono presenti endemismi floristici tra le specie erbacee quali l’ornithogalum nutans (comunemente detta latte di gallina a fiori penduli - in foto) o l’allium neapolitanum (aglio napoletano), entrambe appartenenti alla famiglia delle liliacee. A partire dai 400 metri d’altitudine, dove il bosco è più rado, fino alla quota massima di 1000 metri, l’ambiente è caratterizzato da essenze poco comuni come il cytinus hypocistis (ipocisto comune) o crocus imperati (zafferano d’imperato), che danno vita a particolari microhabitat dall’aspetto suggestivo. La foresta demaniale di Roccarainola, interamente compresa nel parco regionale del Partenio, ospita alcune specie rare di uccelli rapaci: lo sparviere, il gufo reale, l’astore, il barbagianni, tutti di difficile avvistamento a differenza della poiana, simile ad una piccola aquila, definita la “regina del Partenio”. Altre specie di uccelli, come il corvo imperiale o il gheppio, nidificano all’interno di anfratti rocciosi o nelle cavità di alberi, al sicuro dalle “attenzioni” dei predatori. L’ambiente vario e differenziato favorisce, inoltre, la presenza di faine, tassi e cinghiali, che si possono facilmente avvistare alle prime ore del giorno o sul far della sera. Ad una quota più bassa, i rilievi collinari di Cicala (Nola), Boschitello (Visciano), Spaghera (Casamarciano), Sant’Angelo (Carbonara di Nola) e Tribucco (Palma Campania) sviluppano un manto boschivo di 350 ettari. L’estesa formazione ospita una gran selezione di specie arboree tipiche della macchia mediterranea: il castagno (castanea sativa appartenente alla famiglia delle fagacee), la roverella (quercus pubescens appartenente alla famiglia delle fagacee), l’ornello (fraxinus ornus appar tenente alla famiglia delle oleacee), il carpino (ostrya carpinifolia della famiglia delle cupulifere) e l’acacia (appartenente alla famiglia delle fabaceae, sottofamiglia mimosoideae). Il paesaggio naturale è arricchito da una piacevole alternanza di coltivazioni a seminativo, quali il castagno ed il nocciolo, a cui si aggiungono testimonianze storiche e culturali legate ai cicli produttivi della terra. I prati in alta quota sono puntellati di orchidee, rose, piante di lavanda, salvia e origano e ospitano volpi, lepri, ghiri, scoiattoli, ricci, talpe, civette, barbagianni, upupe e cuculi. Ambienti vari e differenziati per storia naturale e impronte lasciate dall’uomo, contraddistinti da una grande varietà di paesaggi e dalla mitezza del clima. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 26 agosto 2009 )
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